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Probiotici, alimenti funzionali, nutraceutici: ecco la rivista dedicata all'integrazione nutrizionale per una vita più sana

L’efficacia dei nutraceutici contro ipertensione, Alzheimer e autismo

Categoria: Nutraceutici / May 29, 2015
L’efficacia dei nutraceutici contro ipertensione, Alzheimer e autismo

L’azione dei nutraceutici su diverse patologie, dall’ambito cardiovascolare alla neurologia. I risultati sono sorprendenti e le prospettive sempre più interessanti.

E’ ancora corretto parlare dei nutraceutici come “supplementi alimentari” o “integratori alimentari”? Le prospettive di impiego dei nutraceutici hanno ormai raggiunto livelli talmente estesi che, forse, è in effetti diventato riduttivo adottare una terminologia di questo tipo.

Ma cosa si intende per nutraceutici? Secondo il farmacologo americano Stephen De Felice, che nel 1990 ha coniato il neologismo, si tratta dei “complementi alimentari o principi attivi negli alimenti che determinano effetti positivi per il benessere e la salute, inclusi la prevenzione e il trattamento delle malattie”. Ricadono quindi nella nutraceutica i principi attivi di origine naturale, gli alimenti funzionali, gli integratori alimentari ed erboristici, fino ad arrivare agli alimenti manipolati a livello molecolare.

A vigilare sugli effetti dei nutraceutici, ovvero se siano ben documentati, se possano derivarne benefici per la salute e non, al contrario, dei danni, o se possano esistere dei rischi (dalle allergie ai disturbi gastroenterici, ad esempio), c’è l’Agenzia della Comunità Europea EFSA (European Food Safety Agency).

I nutraceutici oggi sono tra i principali presidi contro i fattori di rischio cardiometabolici, per chi ad esempio abbia moderate alterazioni di colesterolo e trigliceridi: pensiamo agli estratti di riso rosso, ai fitosteroli e agli acidi grassi omega-3. A proposito di questi ultimi, nonostante il loro impiego sia in costante crescita, un ostacolo è rappresentato dal costo e dalla disponibilità. Secondo i ricercatori possono però essere derivati a costo molto inferiore dall’olio di Krill, una fonte di omega-3 molto più ampia di quanto non siano i pesci e con analoghe proprietà di abbassamento dei trigliceridi.

Contro l'ipertensione, risultati veramente sorprendenti si ottengono grazie al succo di barbabietola, ma soprattutto grazie al cioccolato amaro e ai suoi estratti (i flavanoli). Che il cioccolato amaro sia un valido aiuto contro la pressione alta si sa da ormai una decina d’anni. Esiste anche una linea di cioccolato, l’Acticoa, approvata dall’EFSA, che viene già venduta per favorire la circolazione del sangue e aiutare a mantenere l’elasticità dei vasi (si parla di un'assunzione giornaliera di 200 mg di flavanoli in 10 g di cioccolato fondente).

Un recentissimo studio americano della Harvard Medical School di Boston, coordinato dal prof. Howard Sesso, ha rinforzato tali tesi salutistiche. Sesso e il suo team hanno osservato per un periodo di 4 anni gli effetti dei flavanoli del cioccolato amaro su 18.00 uomini e donne di mezza età ad alto rischio vascolare. Lo studio ha dimostrato come i flavanoli dilatino le arterie e riducano la pressione, con ampi benefici nella prevenzione del rischio cardiovascolare. La raccomandazione è, come sempre, di prendere queste indicazioni con ragionevolezza perché, sì, sarà anche vero che il cacao ha al suo interno dei componenti benefici per la salute, ma anche una buona dose di zuccheri, grassi e calorie

I nutraceutici riescono ad avere successo anche laddove la farmaceutica fallisce. E’ il caso, ad esempio, della malattia di Alzheimer, che oggi viene affrontata grazie alle nuove prospettive offerte dalla melatonina, sostanza tradizionalmente utilizzata contro il jet lag nei viaggiatori. La melatonina sembrerebbe veramente efficace nel ridurre l’alterato sonno-veglia tipico dell’Alzheimer e migliorerebbe, in generale, la funzione cerebrale. Un’altra molecola molto interessante è la curcumina, derivata dalla curcuma componente del curry. Non è ancora chiaro il suo meccanismo d’azione, ma alcuni recenti studi dimostrerebbero come un trattamento a base di curcumina contro il morbo di Alzheimer sia sempre più promettente.

Ma non è finita qui: si aprono infatti prospettive di utilizzo dei nutraceutici in malattie come l’autismo, problema che colpisce ormai un neonato su 68, con un’incidenza quasi doppia per i nati con parto cesareo. Nell’autismo è ormai chiaro alla comunità scientifica che la flora intestinale dopo un parto cesareo non venga ben trasferita dalla mamma al neonato; una causa dell’autismo andrebbe dunque individuata in un alterato microbioma del neonato, a cui potrebbero sommarsi l’eventuale antibioticoprofilassi effettuata prima dell’intervento (praticata per ridurre le infezioni materne) e l’eventuale terapia antibiotica somministrata al bambino dopo la nascita. Ebbene, sono già in corso ampi studi negli USA e in Israele per capire se si possano sostituire i batteri intestinali carenti nel neonato con formulazioni di probiotici ad hoc, nel tentativo di modificare la sua flora intestinale. Si tratta ancora di individuare i ceppi e il trattamento più opportuno, ma le prospettive sono veramente affascinanti.

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